Missione Cristiana 153

«Messaggio del 26 aprile 2026»

(38° giorno dell’anno biblico)

VERSO la GERUSALEMME CELESTE

EL-YERUSHALÀYIM SHEBASHAMÀYIM→   

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«ESSERE TESTIMONI di YESHÙA»

Atti 1:8

Ma voi riceverete Forza quando la Ruah HaKodesh verrà su di voi

e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, in Samaria e fino all’estremità della terra.

«Quando la Ruah HaKodesh è venuta su di noi, siamo stati profusi dalla Sua Gioia, la nostra Forza»

«Non si tratta di potenza ordinaria, ma del bisogno urgente di portare agli Altri la Gioia ricevuta»

«Quando non sentiamo questo bisogno è perché abbiamo perso il Primo Amore»

Questa Forza ci è stata data con uno scopo preciso: rendere possibile la testimonianza,

in modo genuino, autentico e coraggioso, che va oltre i limiti individuali,

di indole o caratteriali e si radica nell’esperienza della fede.

La chiamata è chiara:

«ESSERE TESTIMONI di YESHÙA»

Questo ruolo non si limita a un luogo o a una cerchia ristretta,

ma si estende da dove viviamo, a tutta la regione e oltre, fino agli estremi confini della terra.

Essere Testimoni di Yeshùa significa condividere ciò che si è ricevuto,

donando il vangelo ovunque siamo,

nella Gioia del Signore, con dedizione e desiderio, costanza e perseveranza.

La Missione Cristiana si ampia progressivamente, sia con i singoli che nelle famiglie,

segno di una Missione universale destinata a tutti gli uomini.

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1^ Corinzi 9:16-17

Perché se evangelizzo, non devo vantarmi,

poiché necessità m’è imposta e guai a me, se non evangelizzo!

17) Se lo faccio volenterosamente, sarò ricompensato;

ma se non lo faccio volenterosamente è sempre una questione di famiglia affidatami.

Evangelizzare non è motivo di vanto personale,

poiché si tratta di una necessità imposta, cioè siamo testimoni,

sostituti di Cristo con le Sue funzioni.

Questo compito non nasce da un desiderio di gloria,

ma dalla consapevolezza di una responsabilità imprescindibile.

L’urgenza che accompagna questo compito è tale che, se non lo svolgessi,

sarei soggetto al rimprovero e condanna:

guai a me, se non evangelizzo!”.

Se affronto il mistero dell’evangelizzazione con volontà ed entusiasmo,

otterrò anche una ricompensa.

La nostra motivazione e dedizione sono premiate,

trasformando l’atto da doveroso a gratificante.

Se invece evangelizzo senza volontà,

la mia azione si trasforma in una questione di famiglia affidatami.

In questo caso, l’evangelizzazione non nasce come iniziativa individuale,

ma dall’obbligo di portare avanti un compito che ci è stato assegnato,

perché Essere Testimoni di Yeshùa è una responsabilità familiare da rispettare e attuare.

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Apocalisse 12:11

E quelli hanno vinto l’Accusatore per mezzo del sangue dell’Agnello

e per mezzo della parola della loro testimonianza,

e non hanno amato la loro vita fino alla morte.

La forza della vittoria contro l’Accusatore non risiede nelle capacità individuali,

ma nel sacrificio compiuto dall’Agnello, Cristo Yeshùa, il Salvatore.

È attraverso il Sangue versato che si ottiene la redenzione

e la capacità di resistere alle accuse e agli attacchi,

dimostrando che la salvezza è un dono ricevuto e non meritato.

«Non si evangelizza per essere salvati, ma perché siamo salvati»

Attraverso il Sangue dell’Agnello che ha tolto il peccato dal mondo,

la parola della testimonianza rappresenta una difesa potente.

Testimoniare con sincerità ciò che siamo in Cristo,

è un atto d’AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→ 

fatto col cuore mediante la fede,

che rafforza la nostra posizione e si oppone all’Accusatore.

La testimonianza non è solo racconto,

ma affermazione della propria identità nella libertà della fede:

Per la grazia di DIO, io sono quello che sono.”

La vittoria si compie pienamente quando si cessa di avere paura di morire,

la nostra vita è nelle mani di Yeshùa che ha vinto la morte per noi.

Questo atteggiamento e comportamento testimonia una dedizione completa per l’opera,

luogo in cui la nostra stessa esistenza viene posta in secondo piano rispetto alla causa in cui si crede.

Il sacrificio individuale, fino al dono estremo della vita,

diventa segno di una fede senza se e senza ma, incrollabile e vissuta nella libertà della RUAH.

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Atti 8:12

Quando però credettero a Filippo, che portava buone notizie→ il vangelo

delle cose concernenti il Regno di DIO e il Nome di Yeshùa il Messia,

uomini e donne si fecero battezzare.

Filippo si dedicò con fervore a portare Buone Notizie→ il Vangelo,

concentrandosi sulle verità fondamentali riguardanti il Regno di DIO e il Nome di Yeshùa il Messia.

La sua parola era chiara e incisiva, rivolta a uomini e donne senza distinzione,

affinché tutti potessero conoscere la Forza che la Ruah profonde attraverso il vangelo.

Quelli che ascoltarono Filippo, furono compunti e profusi dalla Ruah HaKodesh

e credettero al Vangelo del Regno nel Nome di Yeshùa,

manifestando una risposta concreta e significativa:

uomini e donne, mossi dalla fede, decisero di farsi battezzare.

Il battesimo rappresenta non solo un atto di adesione individuale al Vangelo,

ma anche una testimonianza pubblica della nostra convinzione e conversione,

nell’impegno costante e perseverante verso la Famiglia della Fede

e Verso la Gerusalemme Celeste nel Nome di Yeshùa il Messia.

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1^ Corinzi 9:20-23

Mi sono fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei;

mi sono fatto come uno che è sotto la Torah con coloro che sono sotto la Torah,

per guadagnare quelli che sono sotto la Torah;

21) tra quanti sono senza Torah, mi sono fatto come se fossi senza la Torah

(benché non sia senza la Torah di Dio, perché  la Torah di Cristo è la mia Torah),

per guadagnare quanti sono senza la Torah.

22) Mi sono fatto debole con i deboliinfermimalfermiimpotenti per guadagnare i deboli;

mi sono fatto tutto a tutti, per poterne salvare in qualche modo alcuni.

23) Ora io faccio questo per il vangelo, al fine di esserne partecipe insieme.

Paolo evidenzia l’importanza di adattarsi alle diverse realtà

e condizioni degli uomini che si incontrano,

per poterli raggiungere e influenzare positivamente,

con l’obbiettivo di avvicinarli e portarli a una vera comprensione della vita.

Pur mantenendo la nostra fedeltà alla Torah di Cristo,

non dobbiamo giudicare o scandalizzarci della vita di chi non conosce il Vangelo,

questo è il significato di comportarsi come se fossimo senza Torah

con coloro che non conoscono la Via la Verità e la Vita.

Questo non implica un abbandono dei nostri valori,

ma piuttosto la volontà di comprendere e avvicinarsi a chi vive in modo diverso,

per poter annunciare la Buona Notizia e avere un impatto significativo.

«Farsi debole tra i deboli, mostra una profonda empatia e solidarietà verso chi si trova in difficoltà»

L’adattamento non è solo una strategia, ma un modo sincero di entrare in relazione con gli Altri,

per salvarne anche solo pochi, attraverso la partecipazione e la comprensione.

Tutto questo lo facciamo per Amore di Yeshùa, affinché possiamo essere partecipi

della diffusione del Vangelo e della Stupefacente Grazia che ne deriva:

la Vita eterna in Cristo Yeshùa, nella Gerusalemme Celeste,

in un corpo immarcescibile e incorruttibile

Il nostro agire si fonda sul desiderio costante e perseverante di condividere

e partecipare alla Buona, Piacevole, Perfetta e Completa Volontà di DIO,

dimostrando che l’adattarsi agli Altri non è un compromesso,

ma una scelta consapevole orientata alla Salvezza eterna di chiunque crede.

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Matteo 10:1

Poi, chiamati a Sé i Suoi dodici discepoli, diede loro autorità sopra gli spiriti immondi

per scacciarli e per guarire qualunque malattia e qualunque infermità.

I Suoi dodici discepoli, rappresentano i discepoli di tutti i tempi, come dire:

«Voi siete Elohim, voi siete la Luce del mondo, voi siete il Sale della terra, Se siete Miei Testimoni»

Yeshùa ci chiama a Sé con uno scopo preciso, conferendoci autorità:

nella capacità di scacciare gli spiriti immondi e liberare gli uomini dalle loro influenze negative.

Inoltre ci pone nella facoltà di guarire ogni malattia e qualunque infermità.

Questi doni rappresentano non solo un segno della Missione Cristiana,

ma anche la manifestazione concreta della compassione e della volontà di DIO

di portare Vita dove c’è la morte, di dare sollievo dove c’è sofferenza

e di rilasciare guarigione dove c’è malattia.

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Luca 10:17:20

Ora i settanta (discepoli) tornarono con allegrezza, dicendo:

«Signore, anche i demoni ci sono sottoposti nel Tuo Nome».

18) Ed Egli disse loro: «Io vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore.

19) Ecco, io vi ho dato il potere di calpestare serpenti e scorpioni,

e su tutta la potenza del nemico, e nulla potrà farvi del male.

20) Tuttavia non vi rallegrate del fatto che gli spiriti vi sono sottoposti,

ma rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

«Come Testimoni di Yeshùa siamo missionari con forti aspettative e sempre ripieni di gioia»

Nella preghiera della seraArvit→ ,

dovremmo ringraziare il Signore con entusiasmo,

meraviglia e soddisfazione, perché anche i demoni ci sono sottoposti

nell’Autorità che abbiamo ricevuto nel Suo Nome.

Yeshùa→ , ci ricorda, attraverso un’immagine evocativa e potente,

di aver visto Satana cadere dal Cielo come una folgore,

sottolineando la sconfitta delle forze del male.

ci ha dato, come Testimoni, un’autorità speciale:

la capacità di calpestare serpenti e scorpioni, simboli del male,

e di superare ogni potenza del nemico,

assicurandoci che niente e nessuno potrà farci del male.

Infine, ci ricorda di non concentrarsi sulle manifestazioni esteriori di potere, miracoli e guarigioni,

perché la vera gioia, non risiede nel fatto che gli spiriti immondi ci sono sottoposti,

ma nel riconoscere che i nostri nomi sono scritti nei cieli.

Questa affermazione orienterà tutta la nostra vita Verso la Gerusalemme Celeste,

nella superna vocazione in Cristo Yeshùa, Vita eterna, come Sposa e Sposo.

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Marco 1:17-18

Yeshùa→ disse loro:

«Seguitemi, e io vi farò diventare pescatori di uomini»

18) Questi, lasciate subito le reti, lo seguirono.

La parola chiave pronunciata da ai Suoi futuri discepoli è:

«SEGUITEMI»

Con questa parola, Yeshùa ci invita a camminare nei Sentieri dell’Albero della Vita,

trasformando la nostra quotidianità, da lavoratori del mondo,

a missionari spirituali, volti a raccogliere gli uomini sulla Via della Salvezza

in famiglie della fede per guidarle Verso la Gerusalemme Celeste.

I futuri discepoli ascoltarono e risposero senza esitazione in modo pratico e reale:

lasciate subito le reti, lo seguirono

Dimostrando una fede e una disponibilità totale verso Yeshùa.

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Essere AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→ 

come Essere Preghiera, significa Essere Testimoni di Yeshùa

ed è un compito semplice, se non contristiamo la Scekhinah in noi, …

Isaia 58:12-14

I tuoi riedificheranno le antiche rovine

 e tu rialzerai le fondamenta di molte generazioni passate;

così sarai chiamato il riparatore di brecce,

il restauratore dei sentieri per abitare nel paese.

13) Se tu trattieni il piede dal violare lo shabbat,

dal fare i tuoi affari nel Mio santo giorno,

se chiami lo shabbat deliziapiacere assoluto oneg ,

il giorno santo del Signore, degno di onore,

se lo onori astenendoti dai tuoi viaggi, dallo sbrigare i tuoi affari

e dal parlare dei tuoi problemi,

14) allora troverai il tuo diletto nel Signore

e io ti farò cavalcare sulle alture della terra

e ti darò da mangiare l’eredità di Giacobbe tuo padre,

poiché la bocca del Signore ha parlato».

… Ma impossibile se viviamo per la carne.

Malachia 3:8-10

Un uomo deruberà DIO? Eppure voi mi derubate e poi dite:

“In che cosa ti abbiamo derubato?“.

Nelle decime e nelle offerte.

9) Voi siete colpiti di maledizione, perché mi derubate, sì, tutta quanta la nazione.

10) Portate tutte le decime alla casa del tesoro, perché vi sia cibo nella mia casa,

e poi mettetemi alla prova in questo, dice l’Eterno degli eserciti,

se io non vi aprirò le cateratte del cielo

e non riverserò su di voi tanta benedizione,

che non avrete spazio sufficiente ove riporla.

La domanda appare provocatoria, ma ci chiama a riflettere

sul senso prioritario del nostro rapporto con DIO:

Un uomo deruberà DIO?

Nonostante l’assurdità apparente di questa possibilità, l’accusa è chiara

e la risposta spontanea è di sorpresa:

In che cosa ti abbiamo derubato?“.

Il popolo viene accusato di aver trattenuto ciò che spetta al Signore,

privando così i ministeri delle risorse necessarie a compiere la Sua Missione.

Ancora una volta il Signore ci invita a metterlo alla prova:

la Sua stupefacente grazia è ancora a nostra disposizione,

allora aprirà le cateratte del cielo e riverserà su di noi tanta benedizione,

che non avremo spazio sufficiente ove riporla.

Questa promessa di benedizione è la risposta divina allo Shemà→ 

segno che tra Yeshùa e noi esiste un patto

che si rinnova nell’atto concreto della restituzione del tempo,

(che fra l’altro non ci appartiene) e delle decime e offerte.

Evangelizzare o Testimoniare è il più bel compito che Yeshùa ci abbia affidato

e il suo frutto ci rende gioiosi, ma deve essere fatto in modo semplice

è comunque sempre e solo una questione di famiglia,

che il nostro Padre Celeste ci ha affidato.

Restituire il tempo, le decime e le offerte sono solo l’inizio della nostra testimonianza,

poi verrà l’evangelizzazione e la benedizione, così abbondante che ne rimarremo stupiti,

se crediamo a ciò che è scritto non abbiamo bisogno di mettere alla prova DIO,

però possiamo farlo, comunque, tutti noi siamo già sotto prova.

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In sintesi:

Prima dell’Evangelizzazione viene la Testimonianza a se stessi

Tutto inizia dall’Essere Preghiera, specialmente nello Sciakrit, la preghiera del mattino.

Questo è il tempo, dove ognuno esamina se stesso davanti a DIO, dichiarando:

“Voglio esserti fedele, o mio Signore

Voglio essere un Tuo testimone

Voglio Essere il Tuo Amore per tutte le genti”

Voglio restituire ciò che Ti ho rubato, come il tempo,

consapevole che tutto ciò che sono e che ho appartiene a Te

Mi pento e mi impegno, da ora in avanti vivrò nei frutti degni del mio ravvedimento

Prima di ogni altra cosa, chiamo lo shabbat delizia,

il Tuo giorno santo, degno del Tuo riposo, da vivere come un dono di gioia

Mi ripeto: 

“È più bello dare che ricevere, perché per la Tua stupefacente grazia io sono quello che sono:

Io sono preghiera

Io sono Tuo testimone

Io sono Elohim

Io sono la Luce del mondo

Io sono il sale della terra

Io sono Amore

Io sono Tua

La pratica della preghiera ci aiuterà a vivere

con maggiore consapevolezza e gratitudine ogni giorno,

trasformando il nostro modo di relazionarci gli Uni con gli Altri

e portandoci a condividere Amore e Testimonianza in ogni ambito della vita.

Isaia 8:20

Alla Toràh e alla Testimonianza!

Se un popolo non parla in questo modo, è perché in esso non c’è Luce.

Questa meditazione è stato fatta al meglio della mia conoscenza attuale della Parola di Dio, perciò può essere soggetta a modifiche.

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