Missione Cristiana 153

«Messaggio del 19 aprile 2026»

(31° giorno dell’anno biblico)

VERSO la GERUSALEMME CELESTE

EL-YERUSHALÀYIM SHEBASHAMÀYIM→   

ii

«In modo PRATICO e REALE»

1^ Giovanni 3:18

Figlioli, non amiamo a parole né con la linguama in modo pratico e reale.

Il vero significato dell’AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→ 

non risiede nelle sole parole o nelle espressioni verbali.

Piuttosto, si manifesta nella realtà delle nostre azioni

e nella sincerità dei nostri gesti quotidiani.

L’invito è a superare il limite della comunicazione superficiale,

scegliendo di dimostrare Amore e Attenzione attraverso comportamenti tangibili e reali.

Non basta proclamare sentimenti o affermare l’affetto con la lingua;

ciò che conta davvero è il modo in cui l’Amore prende forma nella realtà,

attraverso atti che confermano ciò che viene detto.

1^ Corinzi 13:4-7

LAMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→ 

  è paziente  è benevolo

LAMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→ 

 non invidia  non si vanta→ non si mette in mostra  non si gonfia

 non si comporta in modo indecoroso non cerca le cose proprie  non si irrita

 non sospetta il male  non si rallegra dell’ingiustizia,

ma  gioisce con la verità  tollera ogni cosa

 crede ogni cosa  spera ogni cosa  sopporta ogni cosa.

L’AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→ 

è Perfetto e Unisce: Amicizia, Passione, Decisione e Impegno:

L’Amicizia è affetto e supporto reciproco tra due o più individui,

nato da un’affinità di carattere e di interessi,

nel bisogno e desiderio costante e perseverante di frequentazione.

La Passione per, con e in Yeshùa è un sentimento intenso, travolgente e duraturo,

che ci coinvolge interamente e profondamente.

La Decisione è l’Impegno cosciente e meditato assunto di fronte a Yeshùa

di conoscere per esperienza e cioè in modo pratico e reale

il Suo AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→ .

ii

Matteo 25:44-45

Allora anche questi gli risponderanno, dicendo: «Signore,

quando ti abbiamo visto affamato, o assetato, o forestiero, o ignudo, o infermo,

o in prigione e non ti abbiamo soccorso?»

45) Allora egli risponderà loro dicendo: «in verità vi dico:

tutte le volte che NON l’avete fatto a uno di questi minimi,

NON l’avete fatto neppure a me.

In questo passo, anche coloro che sono stati posti a sinistra

si rivolgono al Signore con una domanda carica di stupore e incomprensione:

«Signore, quando ti abbiamo visto affamato, o assetato, o forestiero,

o ignudo, o infermo, o in prigione e non ti abbiamo soccorso?»

Questi manifestano sorpresa, non riconoscendo le occasioni in cui avrebbero potuto

aiutare il Signore, identificandolo in chiunque si trovasse nel bisogno.

Il Signore risponde con fermezza e chiarezza:

«in verità vi dico: tutte le volte che NON l’avete fatto a uno di questi minimi,

NON l’avete fatto neppure a me.

In questo modo, Yeshùa sottolinea che ogni gesto di carità

o indifferenza verso il prossimo è, in realtà, rivolto a Lui stesso.

La responsabilità individuale viene estesa al modo in cui ciascuno tratta i più deboli e bisognosi,

indicando che l’AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→ 

verso il prossimo è la vera misura della nostra relazione intima con Yeshùa, lo Sposo.

ii

Efesini 2:10

Noi infatti siamo il suo POEMAedificati nel Messia Yeshùa su buone opere,

quelle che Dio ha precedentemente preparato affinché in esse camminassimo.

Essere il “Poema” di DIO

significa che la nostra esistenza è frutto di una creazione intenzionale e ispirata.

Non siamo casuali, ma formati e modellati

a immagine e somiglianza del Creatore stesso, edificati in Cristo Yeshùa.

Le Buone Opere sulle quali siamo edificati non sono scelte a caso:

DIO le ha preordinate prima ancora che noi le intraprendessimo.

Queste Opere rappresentano il cammino da seguire Verso la Gerusalemme Celeste,

un percorso già delineato affinché la nostra vita sia in armonia con il Suo disegno.

Camminare in queste Opere significa vivere con consapevolezza,

rispondendo alla chiamata divina a realizzare ciò che è stato già preparato per noi.

In questo modo, ogni giorno diventa parte di un Poema più grande,

scritto da DIO, in cui ciascuno di noi ha un ruolo unico e prezioso.

ii

Filippesi 1:6

essendo convinto di questo, che Colui che ha cominciato un’opera buona in voi,

la porterà a compimento fino al giorno del Messia Yeshùa.

Le parole espresse da Paolo esprimono una forte persuasione individuale:

si sottolinea la fiducia in Yeshùa, che avendo iniziato un’opera buona in noi,

continuerà a operare fino a raggiungerne lo scopo definitivo,

questo è il senso del titolo di questo studio: Verso la Gerusalemme Celeste.

Questa convinzione non è frutto del caso, anzi,

profonde fiducia nella continuità e nella fedeltà di Chi ha dato avvio a questa opera.

L’Opera Buona menzionata è vista come un processo che non si interrompe:

ciò che è stato iniziato ha valore e sarà portato avanti.

Non si tratta di un’azione momentanea,

ma di un percorso destinato a svilupparsi e perfezionarsi nel tempo.

Il riferimento al “giorno del Messia Yeshùa” indica un punto finale di arrivo,

un tempo in cui tutto ciò che è stato iniziato troverà il suo compimento.

Fino a quel giorno, l’opera continuerà ad andare avanti,

sostenuta dalla certezza che non verrà abbandonata,

ma condotta fino alla sua realizzazione completa, da tutti quelli che ne fanno parte.

ii

Giovanni 15:13-15

Nessuno ha AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→  maggiore di questo:

che qualcuno dia la propria vita in favore dei suoi amici.

Voi siete Miei amicise fate ciò che io vi comando.

(Cioè: “in modo pratico e reale“)

Non vi dico più servi, perché il servo non sa quello che fa di lui il padrone;

voi al contrario chiamai amici,

perché tutto ciò che ho ascoltato da parte del Padre Mio ho fatto conoscere a Voi.

Nessuno può manifestare un AMORE AGAPÊ AHAVAH 

più grande di quello che si esprime nel donare la propria vita a favore degli amici.

AGAPÊ, termine greco che indica l’amore disinteressato e altruista,

sottolinea la profondità di questo gesto.

Donare la propria vita non è solo un gesto estremo, ma rappresenta uno stile di vita:

vivere per qualcuno, per qualcosa che va oltre la semplice sopravvivenza.

Questo rappresenta il culmine dell’affetto e della dedizione,

dimostrando che l’amicizia può portare a mettere la propria vita al servizio gli Uni degli Altri,

come afferma il principio: “Ama il prossimo tuo come te stesso“.

Essere disposti a sacrificarsi, cioè a metamorfizzarsi per rendere sacra la propria vita:

questo significa riconoscere l’importanza e il valore della propria esistenza,

elevando il concetto di amicizia a qualcosa di sacro e irrinunciabile.

Il Signore ci chiama Suoi amici se accettiamo di essere e fare ciò che ci comanda:

per AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→ 

solo per AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→ 

perché ELOHIM È AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→ 

«Noi diventiamo Elohim solo se ci metamorfizziamo

in AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→ »

La vera amicizia, in questo contesto, non si basa soltanto su sentimenti,

ma anche sull’adesione a un cammino condiviso e all’obbedienza alla Parola:

«AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→ »

Non vi considero più come servi,

perché il servo rimane all’oscuro delle intenzioni e dei progetti del suo Padrone.

Al contrario, vi ho chiamato amici,

proprio perché tutto ciò che ho appreso dal Padre Mio l’ho testimoniato a voi.

L’amicizia qui si fonda sulla trasparenza e sulla comunione:

un vero amico non nasconde nulla, apre il proprio cuore

e condivide tutto, ogni capacità, ogni sapere, ogni segreto, ogni esperienza.

1^ Giovanni 4:16-18

E noi abbiamo conosciuto e abbiamo creduto

all’AMORE→ AGAPÊN→ AHAVAH→   che Dio ha verso noi.

Dio è AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→ ,

e chi rimane nell’AMORE rimane in DIO, e DIO rimane in lui.

17) In questo è giunto alla perfezione l’AMORE tra noi,

affinché avessimo libertà di parola nel giorno del giudizio,

poiché come Lui stesso è così fossimo noi in questo mondo.

18) Non esiste paura nell’AMORE, anzi l’AMORE perfetto scaccia via la paura,

perché la paura concerne un castigo,

ma chi ha paura non è giunto alla perfezione nell’AMORE.

Se scegliamo di vivere l’AMORE, in modo pratico e reale

dimoriamo in Cristo e allo stesso modo, Cristo dimora in noi.

Questa reciproca dimora sottolinea la forza e la centralità

dell’AMORE nella relazione tra l’uomo e DIO

tra la Sposa, l’Assemblea dei tratti fuori e lo Sposo, Yeshùa il Messia.

L’AMORE, quando raggiunge la sua pienezza tra di noi,

ci dona libertà di parola nel giorno del giudizio.

La perfezione dell’AMORE ci consente di affrontare quel momento senza paura,

poiché ci siamo conformati a Lui e non al mondo o a una religione:

poiché come Lui stesso è così fossimo noi in questo mondo.

È nel fare ed essere come Yeshùa che l’AMORE trova compimento

e ci metamorfizza in testimoni autentici della Sua presenza.

«Nell’AMORE non c’è luogo per la paura; anzi, l’Amore perfetto la scaccia via»

La paura è legata al giudizio negativo che conduce al castigo,

riflettendo una relazione imperfetta con DIO.

Chi vive nelle ansiepaure non ha ancora raggiunto la perfezione dell’Amore.

Solo chi si lascia avvolgere dall’AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→ , è libero dalle paure,

può così sperimentare pienamente la comunione con DIO 

nella Gioia→ Simchah e nella PaceShalom→ che ne derivano.

Isaia 8:20

Alla Toràh e alla Testimonianza!

Se un popolo non parla in questo modo, è perché in esso non c’è Luce.

Questa meditazione è stato fatta al meglio della mia conoscenza attuale della Parola di Dio, perciò può essere soggetta a modifiche.

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