Missione Cristiana 153
«Messaggio del 8 marzo 2026»
(343° giorno dell’anno biblico)
VERSO la GERUSALEMME CELESTE
EL-YERUSHALÀYIM SHEBASHAMÀYIM→


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«PARTECIPAZIONE»
Cosa significa PARTECIPAZIONE
1^ Corinzi 10:16
il calice della benedizione, che noi benediciamo,
non è forse partecipazione con il Sangue di Cristo?
Il Pane, che noi spezziamo, non è forse partecipazione con il Corpo di Cristo?
Il calice della benedizione, che noi benediciamo durante la celebrazione della santa Cena,
è molto più di mera liturgia, è bensì un segno concreto della nostra partecipazione
al Sangue di Cristo, nella Sua e nostra Morte e nella Sua e nostra Resurrezione.
Ogni volta che viene condiviso tra i discepoli, il Calice diventa simbolo
del legame profondo che c’é tra il Corpo di Cristo e il Sacrificio di Yeshùa.
La benedizione che ne scaturisce è tutt’altro che una formula stereotipata,
ma un atto che va oltre la morte fisica e ci unisce intimamente,
profondamente e spiritualmente al Messia stesso come Salvatore, Signore, Padre e Sposo.
Allo stesso modo, il Pane che noi spezziamo non è un semplice alimento,
ma costituisce Vera Partecipazione al Corpo di Cristo.
Nel momento in cui quel Pane viene distribuito e condiviso,
ciascuno di noi prende parte al mistero della comunione fraterna in Cristo,
rendendo visibile l’unità del Corpo di Cristo come Sua Sposa attraverso questo atto condiviso.
Spezzare il Pane significa accogliere con Timore e responsabilità il Dono ineffabile di Cristo,
la Vita Eterna in Lui e riconoscere la propria appartenenza
e Partecipazione al Corpo mistico del Signore.
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1^ Corinzi 11:27-32
Perciò chiunque mangia di questo Pane o beve del Calice del Signore indegnamente,
sarà colpevole del Corpo e del Sangue del Signore.
28) Ora ognuno esamini se stesso e così mangi del Pane e beva del Calice,
29) poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso,
non discernendo (con sufficiente chiarezza) il Corpo del Signore.
30) Per questa ragione fra voi vi sono molti infermi e malati e molti muoiono.
31) Perché se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati.
32) Ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore,
affinché non siamo condannati col mondo.
Perché si parla di colpa nei confronti del Sangue e del Corpo del Signore?
«Perché è per il Sangue di Yeshùa che noi siamo stati Salvati»
Perché il Corpo di Cristo è composto da ogni singolo credente, che si schiera ordinatamente,
si collega, si unisce mediante la cura, vigila, rifornisce il Corpo secondo l’energia
e nella misura della forza che DIO gli ha donato, entro il limite della sua funzione,
compiendo la crescita di se stesso in AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→ 
in pari dignità anche se con funzioni e compiti diversi.
«La responsabilità nel partecipare alla Cena del Signore»
Chiunque si accosti al Pane e al Calice del Signore senza il dovuto Timore
si rende colpevole nei confronti del Corpo e del Sangue di Cristo.
Questo atto non è da prendere alla leggera,
poiché implica una profonda responsabilità individuale.
Prima di partecipare al Pane e al Vino, ciascuno è chiamato a esaminare se stesso.
Solo dopo aver compiuto questo esame di coscienza,
si può partecipare alla Cena del Signore in modo sano e spirituale.
«Le conseguenze di chi mangia e beve indegnamente,
senza discernere con chiarezza il Corpo del Signore, si espone a un giudizio su di sé»
Tale mancanza di discernimento può portare a conseguenze nefaste:
dove tra i credenti si riscontrano infermità, malattie e persino la morte.
«L’importanza dell’esaminare se stessi e della correzione divina»
Se imparassimo a giudicare noi stessi con sincerità, eviteremmo di essere soggetti al giudizio.
Tuttavia, quando veniamo giudicati, è il Signore che ci corregge,
affinché non si sia condannati insieme al resto del mondo.
Ebrei 12:5b-6
«Oh figlio Mio, non trascurare la correzione del Signore
e non t’illanguidire a motivo del Suo rimproverare, giacché il Signore educa colui che ha caro,
di più sferza tutti quelli che accoglie come figli».
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Efesini 3:8-11
A me, il minimo→ l’infimo di tutti i santi, è stata data questa grazia
di annunziare fra i gentili l’inscrutabile ricchezza di Cristo
9) e di manifestare a tutti la partecipazione del mistero che dalle più antiche età
è stato nascosto in Dio, il quale ha creato tutte le cose per mezzo di Yeshùa Messia,
10) affinché, per mezzo della chiesa (il Corpo di Cristo), nel tempo presente
sia manifestata ai principati e alle potestà, nei luoghi celesti, la multiforme sapienza di DIO,
11) secondo il proponimento eterno che egli ha realizzato nel Messia Yeshùa, nostro Signore,
“il Corpo del Signore” è una riunione di credenti UNITA insieme,
Nel Nome di Yeshùa il Messia→ Bashém Yeshùa-HaMasciah→ 
«CONDIVIDE»
«PARTECIPA»
«DISPENSA TUTTO»
«Sono discepoli che dimostrano ciò in cui credono»
«Il loro è AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→
Pratico e Reale»
«È completa PARTECIPAZIONE in Ascolto alla Parola di DIO e in Sottomissione alla Ruah HaKodesh»
1^ Giovanni 3:18
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma in modo pratico e reale.
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«Verso la Gerusalemme Celeste nell’Equità e la Gioia»
Il Giubileo è una scelta di DIO per insegnare al Suo popolo, l’uguaglianza, l’unanimità e l’equità,
giubileo, significa fare festa, alzare grida di gioia, manifestare nella forma e nei fatti allegrezza.
Il Giubileo, nella sua essenza, rappresenta un tempo speciale,
in cui viene ristabilita l’uguaglianza tra gli uomini di DIO.
È un tempo in cui si azzerano le differenze sociali e si rinnovava il senso di comunità;
dove ognuno ha la possibilità di ricominciare da capo, senza distinzioni.
«Il Giubileo non è solo un concetto spirituale, ma soprattutto un modo pratico e reale»
Il termine stesso, “giubileo”, richiama il festeggiamento, la Simchah→ 
cioè l’espressione viva di gioia collettiva.
Nel Giubileo, la comunità si unisce in celebrazioni vivaci:
si levano grida di gioia, si organizzano momenti di allegria e si dimostra,
sia attraverso le parole che nei fatti, la gioia per la “ritrovata” uguaglianza.
In questa atmosfera, la festa è la dimostrazione tangibile della Volontà di DIO
di riportare armonia e fratellanza nel Suo popolo.
La Giustizia di DIO è la Salvezza per grazia mediante la fede,
e rappresenta il fondamento della Simchah e dello Shalom, cioè dell’armonia nel Corpo di Cristo,
come Sua Sposa e di conseguenza con Yeshùa, Signore e Sposo.
È grazie a questa Giustizia che sono stati stabiliti i principi essenziali
come l’equità, l’uguaglianza e la solidarietà.
Nessuno viene escluso da questi valori divini e spirituali;
la Giustizia di DIO garantisce che ogni Suo figlio sia degno degli stessi diritti e doveri.
In virtù della Giustizia di DIO, ogni figlio è riconosciuto con pari dignità,
indipendentemente dai compiti e dalle funzioni che svolge all’interno della comunità.
Questo principio si fonda sull’assenza di qualsiasi distinzione o discriminazione, sia razziale che sessuale.
La dignità non viene mai compromessa dalle differenze di ruolo;
ogni membro è ugualmente valorizzato e rispettato,
riflettendo l’equità divina che permea il Corpo di Cristo come Sua Sposa.
Il riconoscimento della pari dignità è la chiave che alimenta l’unità e l’unanimità nel Corpo di Cristo.
Tale consapevolezza rafforza il senso di appartenenza alla famiglia della fede,
favorendo l’innesto nell’Albero della Vita.
La comunione che ne deriva non nasce da uniformità di ruoli o funzioni,
ma dal rispetto reciproco fondato sulla Giustizia di DIO,
che unisce ogni membro sotto un’unica identità spirituale.
Atti 4:32
E il gran numero di coloro che avevano creduto era di un sol cuore e di una sola anima,
nessuno diceva esser suo quello che aveva, ma tutte le cose erano in comune fra di loro.
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Nel mondo in cui viviamo, anche se di passaggio, il bisogno di avere una casa,
il diritto di nutrirsi, di scaldarsi e di vestirsi rappresentano beni primari,
indispensabili per ciascun essere umano.
Questi diritti costituiscono la base su cui si fonda la dignità dell’individuo
e sono riconosciuti come essenziali per una vita degna.
Tuttavia, secondo la Parola di DIO, tali diritti non possono essere esercitati a discapito degli altri.
In altre parole, il soddisfacimento dei propri bisogni non deve mai avvenire
sottraendo a qualcun altro la possibilità di accedere agli stessi beni fondamentali.
La Giustizia di DIO richiede che nessuno venga privato del necessario affinché altri possano avere di più.
Per chiarire questo concetto, si può ricorrere a una celebre satira statistica di Trilussa.
Secondo la statistica, se una persona mangia un pollo e un’altra no,
in media entrambi hanno consumato mezzo pollo ciascuno.
Questo esempio ironico mette in discussione il valore delle medie statistiche
quando si tratta di realtà umane, dove la distribuzione delle risorse non è equa.
Se si abbandona il ragionamento statistico e si guarda alla situazione reale,
emerge una verità amara: solo uno ha mangiato, mentre l’altro resta affamato.
Questo sottolinea come la semplice media aritmetica possa mascherare profonde ingiustizie,
celando la sofferenza di chi rimane escluso dalla distribuzione dei beni primari.
2^ Corinzi 8:14-15
ma solo seguire un criterio di uguaglianza,
che al presente la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza,
affinché anche la loro abbondanza sia impiegata a supplire alla vostra indigenza,
perché vi sia uguaglianza,
15) secondo quello che è scritto:
«Chi ne aveva raccolto molto, non ne ebbe di più, e chi poco, non ne ebbe di meno».
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Il Salvatore e Signore Yeshùa ha dato la Vita per la Sua Sposa,
similmente, la Sua Sposa dona la propria vita per il Suo Regno!
Matteo 10:38-39
E chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me.
39) Chi avrà trovato la sua vita, la perderà, ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la ritroverà.
Matteo 16:24-26
Allora Yeshùa disse ai Suoi discepoli:
Se qualcuno mi vuole seguire, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.
25) Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà,
ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la ritroverà.
26) Che giova infatti all’uomo, se guadagna tutto il mondo e poi perde la propria anima?
Ovvero, che darà l’uomo in cambio dell’anima sua?
«Tutti per Uno, Uno per Tutti»
Questo principio è insito in tutta la Bibbia ed è la testimonianza di vita del Signore Yeshùa
e deve essere anche la nostra testimonianza:
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Matteo 6:33
Cercate Prima di Tutto il Regno e la Giustizia di DIO e tutte queste cose vi saranno date in più.
Vivendo nella Testimonianza e nella Manifestazione del Frutto della RUAH.
Galati 5:22-23
Ma il Frutto della RUAH è AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→
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gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo.
Tutto quello che ne consegue è:
«PARTECIPAZIONE»
«BENEDIZIONE»
«GUARIGIONE»
«LIBERTÀ»
e cioè, abbondanza di vita ora e in eterno, vivendo nella:
RIVELAZIONE della Sua POTENZA:
Marco 16:18
E questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto:
nel Mio Nome scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue;
18) prenderanno in mano dei serpenti anche se berranno qualcosa di mortifero,
non farà loro alcun male, imporranno le mani agli infermi o ammalati e questi guariranno.
Atti 2:43
Ed erano tutti presi da timore e molti segni straordinari
e fatti portentosi→ miracoli si facevano per opera degli apostoli.
Atti 4:30
stendendo la tua mano per guarire e perché si compiano segni straordinari
e prodigi portentosi nel Nome del tuo santo Figlio Yeshùa.
Atti 5:12
Or molti segni straordinari e prodigi portentosi erano fatti fra il popolo per opera degli apostoli.
Tutti con una sola mente si ritrovavano sotto il portico di Salomone.
Atti 6:8
Or Stefano, ripieno di fede e di potenza,
faceva grandi prodigi portentosi e segni straordinari fra il popolo.
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Camminare Verso la Gerusalemme Celeste rappresenta, per ogni figlio di DIO,
un percorso spirituale che implica l’attiva partecipazione alla crescita del Corpo di Cristo.
Tale partecipazione si concretizza attraverso due dimensioni fondamentali:
la Manifestazione del Frutto della Ruah e la Rivelazione della Sua Forza.
«La Manifestazione del Frutto della Ruah è il segno visibile di una vita trasformata»
Che si esprime nelle azioni quotidiane,
nei gesti di amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fiducia, mansuetudine e autocontrollo,
che testimoniano la metamorfosi individuale, da carnale in spirituale.
Vivere nel Frutto significa lasciarsi guidare dalla Ruah,
permettendo alle Sue qualità di riflettersi sulla nostra condotta.
«La Rivelazione della Forza della Ruah è l’esperienza profonda della Potenza divina
che sostiene e orienta il nostro cammino da figli a Sposa di DIO»
Questa Forza si manifesta nella capacità di desiderare con costanza, perseverando,
nel superare le difficoltà e mantenere la fede, anche di fronte alle avversità.
È la Forza della Luce che illumina il percorso Verso la Gerusalemme Celeste,
rendendo possibile la metamorfosi da figli di DIO a Sposa del Signore,
Re dei re e Signore dei signori.
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MANIFESTAZIONE della RUAH:
prova certa e visibile di comportamenti e sentimenti nel Frutto della RUAH, condivisi collettivamente.
RIVELAZIONE della RUAH:
manifestazione di cose nascoste, difficilmente comprensibili, misteri,
come i miracoli, le guarigioni, i doni di fede, il parlare in altre lingue etc.
Che suscitano reazioni più o meno clamorose, lasciando stupiti ed esterrefatti nel timore di DIO,
che destano il più vivo interesse, in dimostrazione di capacità e qualità inaspettate:
«Voi siete Elohim, voi siete la Luce del mondo, voi siete il Sale della terra»
Isaia 8:20
Alla Toràh e alla Testimonianza!
Se un popolo non parla in questo modo, è perché in esso non c’è Luce.
Questa meditazione è stata fatta al meglio della mia conoscenza attuale della Parola di Dio, perciò può essere soggetta a modifiche.
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