Missione Cristiana 153

«Messaggio del 12 aprile 2026»

(24° giorno dell’anno biblico)

VERSO la GERUSALEMME CELESTE

EL-YERUSHALÀYIM SHEBASHAMÀYIM→   

ii

«SUPREMA VOCAZIONE»

Esodo 31:1-11

YHWH parlò ancora a Mosè, dicendo:

«Vedi, io ho chiamato per nome Betsaleel (all’ombra di Elohim),

figlio di Uri, figlio di Hur, della tribù di Giuda;

3) e l’ho riempito della Ruah Elohim, di sapienza, di intelligenza, di conoscenza e di ogni abilità,

4) per ideare disegni artistici, per lavorare l’oro, l’argento e il bronzo,

5) per scolpire pietre da incastonare, per intagliare il legno e per eseguire ogni sorta di lavori.

6) Ed ecco, gli ho dato per compagno Oholiab (la tenda di suo padre),

figlio di Ahisamak, della tribù di Dan

e ho messo sapienza nella mente di tutti gli uomini abili,

perché possano fare tutto ciò che ti ho ordinato:

7) la tenda di convegno, l’Arca della testimonianza

e il propiziatorio che vi sta sopra, e tutti gli arredi della tenda,

8) la tavola e i suoi utensili, il candelabro d’oro puro e tutti i suoi utensili, l’altare dell’incenso,

9) l’altare degli olocausti e tutti i suoi utensili, la conca e la sua base,

10) le vesti finemente tessute e le vesti sacre per il sacerdote Aaronne

e le vesti dei suoi figli per servire come sacerdoti,

11) l’olio dell’unzione e l’incenso profumato per il luogo santo.

Loro faranno secondo tutto ciò che ti ho ordinato».

«La vocazione cristiana è la chiamata di DIO che bussa alla porta del nostro cuore»

Essa motiva il nostro fare e dire attraverso il desiderio,

la costanza e la perseveranza, secondo l’inclinazione ricevuta.

Questa predisposizione della mente ci esorta a compiere determinate scelte

nei molteplici servizi della famiglia della fede:

dalla creazione di cose, alla profezia, alla predicazione, all’insegnamento,

alla preghiera, all’esortazione, all’evangelizzazione, al servizio, alla presidenza, alla compassione,

alle pulizie, alle mense, al giardinaggio, alla manutenzione e così via.

La vocazione è un invito individuale che la Ruah rivolge ai figli,

adattandola alle capacità e ai talenti di ciascuno.

L’inclinazione ricevuta rappresenta la naturale predisposizione che è stata data a ognuno

e che viene valorizzata e adempiuta nella chiamata divina.

I valori della Toràh, inoltre, sono principi fondamentali

che guidano la vita psicofisica spirituale del credente,

aiutandolo a discernere il bene dal male e a vivere con rettitudine.

La vocazione alla compassione, ad esempio, può tradursi nell’assistenza ai bisognosi:

aiutare anziani soli, o sostenere quelli in difficoltà.

La vocazione all’insegnamento si realizza nell’educazione dei bambini,

nel sostegno ai ragazzi o nell’accompagnamento dei giovani nel loro percorso di crescita,

senza trascurare gli adulti, affinché tutti possano conoscere per vivere i valori della Parola di DIO.

La vocazione si manifesta nella vita quotidiana,

arricchendo la famiglia della fede e favorendo la crescita individuale e collettiva.

La vocazione cristiana si esprime in una propensione all’esercizio di discipline specifiche,

sia di natura materiale che spirituale.

Infine, queste vocazioni vengono vissute e compiute mediante la Ruak HaKodesh,

cioè lo Spirito Santo, che opera in modo pratico e reale.

In questo modo, la vocazione non rimane un semplice ideale,

ma si concretizza attraverso azioni quotidiane,

atti di servizio e testimonianza autentica nella vita della famiglia della fede.

ii

Romani 12:4-6

Perché appunto come in un solo corpo abbiamo numerose membra

e tutte le membra non hanno la medesima funzione,

5) così noi, che siamo molti, siamo un medesimo Corpo in Cristo

e ciascuno siamo membra l’Uno dell’Altro.

6) Quindi avendo doni differenti, secondo la grazia che ci è stata affidata,

vuoi profezia, profetizziamo conformemente alla proporzione della fede;

7) vuoi il ministero, con la predicazione; vuoi l’insegnare, con l’insegnamento;

8) vuoi l’esortare, con l’esortazione; il distribuire con semplicità;

chi sta a capo o presiede con serietà o impegno o diligenza;

chi ha compassione lo faccia con serenità.

Nel contesto di unità della famiglia della fede, ciascuno riceve doni diversi,

secondo la grazia che gli è stata concessa lungo il cammino Verso la Gerusalemme Celeste

è fondamentale riconoscere che, 

come nel nostro corpo fisico interagiscono molteplici membra,

anche se ciascuna con una funzione specifica, così anche noi, benché diversi,

siamo parte integrante di un solo Corpo, quello di Cristo.

Cioè parte integrante gli Uni degli Altri, per questo vogliamo

e dobbiamo contribuire al bene comune e alla crescita della famiglia della fede.

Questi doni non sono da considerare un privilegio personale,

ma strumenti da mettere al servizio gli Uni degli Altri.

La stupefacente grazia di DIO ricevuta da ciascuno si manifesta in doni differenti,

che sono destinati a essere vissuti e condivisi secondo la vocazione individuale.

Profezia: Chi ha ricevuto il dono di profezia, lo eserciti,

lasciando che sia la fiducia interiore a guidare la parola

in armonia con la propria fede.

Ministero: Chi è stato chiamato al ministero, lo faccia principalmente attraverso la predicazione,

trasmettendo il messaggio di DIO con dedizione e chiarezza nella Ruah

perché sta svolgendo un servizio al Corpo di Cristo.

Insegnamento: A chi è chiamato all’insegnamento, si chiede di svolgere il proprio compito

con attenzione e competenza, affinché la conoscenza possa essere condivisa ed esercitata da tutti.

Esortazione: Chi possiede il dono dell’esortazione,

lo eserciti incoraggiando gli Altri con parole di sostegno, speranzadisciplina e motivazione.

Distribuire: Chi è responsabile della distribuzione, agisca con semplicità e trasparenza,

assicurando che ogni gesto sia guidato dall’equità e altruismo.

Presiedere: Chi ha il compito di guidare o presiedere, lo faccia con gioiaserietà,

impegno e diligenza, assumendosi la responsabilità con dedizione.

Compassione: chi riceve il dono della compassione,

lo manifesti con serenità, portando conforto e sostegno a chi ne ha bisogno con gentilezza.

La varietà dei doni e delle funzioni non è motivo di superbia e divisione,

ma fonte di ricchezza e reciproco completamento,

se vissuti nei principi fondamentali del Signore Yeshùa,

ripieni di grazia e di verità, mansueti e umili di cuore, profusi in un sola parola,

AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→ .

Solo riconoscendo e valorizzando la diversità di ciascuno,

possiamo vivere in modo autentico l’unità del Corpo di Cristo,

dove ogni membro è essenziale per il bene comune.

Ogni dono, nella sua unicità, arricchisce il Corpo spirituale

e contribuisce all’edificazione di una famiglia della fede forte e armoniosa.

ii

Romani 11:29

Sono senza pentimento infatti i carismi o doni e la vocazione di DIO!

«I carismi, o doni, rappresentano le qualità e le capacità che il Signore dona ai figli»

Questi doni sono senza pentimento, ossia senza che DIO li revochi o li ritiri.

La vocazione di DIO, dunque, è anch’essa irrevocabile:

una chiamata che non viene mai rimpianta o annullata.

In questo senso, l’AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→  

si manifesta nella permanenza e nell’immutabilità dei doni

e della chiamata che ciascuno riceve fino alla fine quando tutto verrà giudicato.

ii

1^ Corinzi 12:4-7

Or vi sono diversità di carismi o doni, ma non vi è che una medesima RUAH,

5) Vi sono anche diversità di ministeri ma non vi è che un medesimo SIGNORE.

6) Vi sono parimenti diversità di operazioni, ma non vi è che un medesimo DIO,

il Quale opera tutte le cose in tutti.

7) Or a ciascuno è data la manifestazione della RUAH per l’utilità comune.

Nel contesto della vita spirituale, si osserva una pluralità di doni,

chiamati anche carismi, che vengono distribuiti tra i figli.

Questi doni, pur nella loro varietà, sono tutti frutto

della Buona, Piacevole, Perfetta e Completa Volontà della Ruah HaKodesh

che guida e ispira ogni servizio.

La presenza di doni differenti non implica una frammentazione della fonte,

ma sottolinea l’unità profonda che unisce tutti coloro che li ricevono.

Oltre ai carismi, esistono differenti ministeri,

cioè diversi modi di servire e contribuire all’interno della famiglia della fede.

Nonostante le diverse funzioni e responsabilità,

l’autorità e l’ispirazione derivano dalla sola fonte divina.

Ci sono anche molteplici operazioni, cioè modi diversi di agire

e manifestare la presenza di DIO dentro il Corpo di Cristo e nel mondo.

Questa varietà di operazioni è sostenuta dall’unico DIO,

che agisce in ogni figlio e in ogni circostanza, realizzando il Suo progetto universale.

La diversità non è dunque motivo di divisione, ma di ricchezza e complementarità.

Ogni figlio vive la manifestazione della Ruah non per vantaggio proprio, ma per l’utilità comune.

Il fine è che gli Uni gli Altri possano mettere a disposizione il proprio essere,

contribuendo così al bene del Corpo di Cristo.

In questo modo, la varietà dei doni e delle manifestazioni della Ruah

diventano uno strumento di crescita e armonia per tutta l’Assemblea dei tratti fuori,

nella consapevolezza che tutto proviene dall’Unica Ruah, DIOSignore, Padre e Sposo.

ii

Deuteronomio 8:17-18

Guardati dunque dal dire nel tuo cuore:

«La mia forza e la potenza della mia mano mi hanno procurato queste ricchezze».

18) Ma ricordati di YHWH, il tuo DIO, perché è Lui che ti dà la forza per acquistare ricchezze,

per mantenere il Patto che giurò ai tuoi padri come è oggi.

È fondamentale non attribuire la benedizione ricevuta

esclusivamente alle nostre capacità o alla propria forza.

Il libero arbitrio è la capacità individuale di scegliere e agire autonomamente,

autodeterminando le proprie azioni senza essere prestabilito da cause esterne,

dal destino o da altri nella scelta tra il bene o il male,

tutto il resto appartiene a DIO.

Spesso siamo portati a pensare che ciò che abbiamo raggiunto

sia frutto del nostro impegno e delle nostre abilità,

ma questa convinzione rischia di offuscare una verità più profonda:

la forza che ci permette di ricevere benedizione appartiene a DIO.

Bisogna coltivare la memoria e la riconoscenza verso

riconoscendo che è Lui a concederci la possibilità di ricevere benedizione.

Questa consapevolezza non solo ci aiuta a mantenerci umili,

ma ci ricorda anche che la benedizione è parte del Patto che DIO ha giurato ai nostri padri,

un impegno che continua ancora oggi.

In questo modo, la benedizione assume un significato più alto:

non è solo un risultato individuale, ma una manifestazione della fedeltà e della promessa di DIO.

«I nostri CARISMI e VOCAZIONI sono un DONO di DIO perciò vanno Condivisi»

ii

Efesini 4:1-4

Vi esorto perciò io schiavo dentro il Signore

che vi comportiate in maniera degna della vocazione della quale avete il nome,

2) con ogni umiltà e mitezza, con pazienza,

sostenendovi gli Uni gli Altri con AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→ 

3) occupandovi seriamente di custodire l’Unità della RUAH→

secondo il vincolo dello shalom→.

4) Un solo Corpo e una sola , siccome siete stati altresì chiamati

secondo l’unica speranza della vostra vocazione.

L’esortazione rivolta a tutte le Assemblee dei tratti fuori

richiama ciascuno a vivere in modo degno della vocazione ricevuta.

Essere scelti implica assumere un comportamento che rispecchi tale chiamata,

mantenendo sempre un atteggiamento di umiltà e mitezza.

La pazienza diventa fondamentale: sostenersi reciprocamente in AmoreAGAPÊ,

significa sostenersi e supportarsi gli Uni gli altri,

instaurando relazioni autentiche, fondate sulla Confidenza, Fiducia e Sincerità.

È essenziale occuparsi con serietà di preservare l’unità della RUAH,

ovvero dello Spirito, seguendo il vincolo dello shalom, cioè una pace profonda.

Questa unità non è solo ideale, ma reale e si manifesta

nella quotidianità della famiglia della fede,

dove ciascuno è chiamato a essere parte di un solo Corpo e di una sola RUAH.

La speranza comune che caratterizza la vocazione di tutti

rafforza il senso di appartenenza e la responsabilità di custodire questa unità.

«Una Vocazione che NON si adopera è una Vocazione inutile»

«La Vocazione al Servizio è l’Unica Speranza del discepolo»

ii

2^ Tessalonicesi 1:11

Motivo per cui altresì preghiamo sempre per voi,

perché il nostro DIO vi stimi degni della vocazione

e fecondi ogni intenzione di benevolenza e azione di fede con forza,

Ci impegniamo a pregare costantemente gli Uni per gli Altri,

mossi dal desiderio che il nostro DIO possa considerarci degni della vocazione che abbiamo ricevuto?

«La vocazione rappresenta una chiamata alla maturità psicofisica spirituale e all’impegno nella fede»

Preghiamo affinché ogni nostra intenzione di benevolenza

e ogni azione di fede siano rese feconde e forti nel Signore?

Chiediamo che DIO rafforzi il nostro operato,

sostenendo con forza ogni gesto di bontà e ogni atto di fiducia,

affinché la nostra vita sia testimonianza concreta della chiamata ricevuta?

ii

2^ Pietro 1:10

Perciò ogni giorno di più, fratelli, sforzatevi di rendere sicura la vostra vocazione ed elezione;

perché mettendo in pratica queste cose certo non inciamperete mai.

Pietro ci invita a un impegno costante e perseverante.

Non basta aver ricevuto la chiamata o essere stati scelti:

è fondamentale crescere ogni giorno, rinnovando il proprio sforzo

per rendere questa vocazione ed elezione sempre più stabile e sicura.

«La chiave per non inciampare mai risiede nell’applicazione pratica di questi principi»

Solo mettendo in pratica ciò che si è ricevuto,

si può mantenere salda la propria posizione ed evitare di cadere lungo il cammino.

«La chiamata è un atto reale e continuo, che rafforza e consolida le nostre scelte»

ii

Filippesi 3:13-16

Fratelli, non ritengo di avere già ottenuto il premio, ma faccio una cosa:

dimenticando le cose che stanno dietro

e protendendomi verso le cose che stanno davanti,

14) proseguo il corso verso la meta

verso il premio della suprema vocazione di DIO nel Messia Yeshùa.

15) Quanti siamo perfetti, abbiamo dunque questi pensieri

e se voi pensate altrimenti in qualche cosa, DIO vi rivelerà anche questo.

16) Ma al punto in cui siamo arrivati,

camminiamo secondo la stessa regola di condotta in pieno accordo.

Paolo sottolinea che non ritiene di aver già raggiunto il premio,

segnalando un atteggiamento di umiltà e consapevolezza della propria posizione.

Egli evidenzia l’importanza di non soffermarsi sul passato,

ma di concentrarsi sul futuro, proiettandosi verso ciò che ancora deve venire.

Questo indica un’azione continua verso il miglioramento e una crescita psicofisicaspirituale.

Il cammino è Verso la Gerusalemme Celeste, è una meta precisa:

il Premio della suprema vocazione di DIO nel Messia Yeshùa.

L’aspirazione non è solo individuale

ma coinvolge tutti coloro che sono “perfetti”, ovvero maturi nella fede.

L’invito è quello di unire le nostre menti alla Mente→ di Cristo,

ma viene lasciato spazio a eventuali differenze,

confidando che DIO possa convincerci fino alla piena comprensione.

L’apostolo conclude che, qualunque sia il livello spirituale raggiunto,

è fondamentale camminare secondo una stessa regola di condotta,

mantenendo pieno accordo tra i membri della famiglia della fede.

L’unità, la coerenza e la concordia nei valori e nelle azioni

sono elementi essenziali per proseguire insieme verso la meta,

verso il premio della suprema vocazione di DIO nel Messia Yeshùa,

Verso la Gerusalemme Celeste.

Isaia 8:20

Alla Toràh e alla Testimonianza!

Se un popolo non parla in questo modo, è perché in esso non c’è Luce.

Se camminiamo in modo pratico e reale

nei CARISMI e nella VOCAZIONE ricevute da DIO,

significa che stiamo vivendo in pieno accordo con la Ruah HaKodesh,

verso il premio della SUPREMA VOCAZIONE di DIO nel Messia Yeshùa,

Verso al Gerusalemme Celeste.

Questa meditazione è stato fatta al meglio della mia conoscenza attuale della Parola di Dio, perciò può essere soggetta a modifiche.

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