Missione Cristiana 153
«Messaggio del 5 aprile 2026»
(17° giorno dell’anno biblico)
VERSO la GERUSALEMME CELESTE
EL-YERUSHALÀYIM SHEBASHAMÀYIM→


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«Un NUOVO NOME»
Un Nuovo Nome implica una metamorfosi da affrontare,
in una rivelazione progressiva che ci istruisce a camminare in novità di Vita,
suscettibile di estendersi a singolarità o stranezze in opposizione al modello del mondo, inattesa,
andando verso una sostituzione totale e nuova del vecchio e vano modo di vivere,
cioè il risultato di nuove esperienze volte alla santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore.
Romani 6:4
Siamo stati perciò sepolti nella stessa tomba con Lui mediante il battesimo nella morte,
affinché nel modo che il Signore risuscitò dai morti a motivo della maestà divina di Colui che è Padre,
in questo modo anche noi vivessimo in novità di vita, o in modo singolare, o estranei al mondo.
Il battesimo per immersione in acqua, non è solo un rito,
ma una vera e propria partecipazione alla morte di Cristo.
Siamo stati sepolti con Lui nella stessa tomba:
questo gesto simboleggia la fine della vita precedente,
dominata dal peccato e dalla separazione dalla RUAH.
Come il Signore è risuscitato dai morti, così anche noi, siamo chiamati a una nuova vita dall’Alto.
(Rivedi il capitolo 46 di questo studio).
Questa metamorfosi non è solo simbolica, ma implica un cambiamento radicale
che ci permette di vivere in “novità di vita”.
La novità di vita a cui siamo chiamati non si limita a una semplice differenza esteriore:
si tratta di una condizione unica, che ci rende “estranei al mondo”.
Significa che il nostro nuovo modo di vivere, i nostri valori e le nostre scelte,
i nostri desideri, la nostra costanza e perseveranza sono proiettati Verso la Gerusalemme Celeste,
valori e scelte profondamente diverse rispetto a quelle che caratterizzano il mondo,
proprio perché radicate nell’esperienza di essere morti e risorti con Cristo.
Romani 7:5
Infatti quando vivevamo secondo la carne, le passioni dei peccati
che esistono a motivo della Toràh operavano nelle nostre membra fino a fruttare alla morte.
Questo stato rappresenta la condizione in cui un essere umano,
guidato dai desideri terreni, cioè dalle concupiscenze e inclinazioni peccaminose,
si trova inevitabilmente a raccogliere i frutti della propria scelta: la morte,
senza conoscere la vera Vita, quella psico–fisica–spirituale in Cristo.
Romani 7:6
Adesso invece siamo stati sciolti dalla Toràh, morti quanto a ciò che ci conduceva giù,
perché servissimo in novità di Spirito→ Ruah e non dipendendo dall’antichità di Uno Scritto.
Questo metamorfosi radicale segna una trasformazione profonda:
se viviamo nella RUAH HaKODESH non abbiamo più bisogno di regole, ,
ma siamo chiamati a vita nuova, animata dall’AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→ 
e non dalla rigidità della lettera, della liturgia, del dovere e del legalismo,
ma per AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→
, solo per AMORE.
Romani 7:7
Che diremo dunque? La Toràh è un errore? Non sia mai!
Che anzi non ho riconosciuto il peccato se non attraverso la Toràh!
E infatti non avrei capito la brama, se la Toràh non avesse detto:
«Non bramare».
La funzione della Toràh è fondamentale:
ci illumina e rivela ciò che è sbagliato, permettendoci di discernere il peccato,
insegnandoci e istruendoci alla Giustizia di DIO.
La Toràh, attraverso i suoi precetti, svela e definisce ciò che è peccato,
anche negli aspetti più profondi come il desiderio, mostrando all’uomo la realtà del suo cuore.
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Matteo 10:40-42
Chi riceve voi, riceve me e chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato.
Chi riceve un profeta nel nome di un profeta, riceverà un premio da profeta
e chi riceve un giusto nel nome di un giusto, riceverà un premio da giusto
e chiunque darà da bere anche un solo bicchiere d’acqua fredda
a uno di questi piccoli nel nome di un discepolo,
in verità vi dico, che egli non perderà affatto il suo premio».
«Ricevere qualcuno equivale a ricevere anche chi l’ha mandato»
Questo principio si estende quindi dall’accoglienza del singolo alla relazione con chi rappresenta,
mostrando un legame profondo tra chi accoglie e chi è accolto.
Viene evidenziato che ricevere un profeta nel nome di un profeta
comporta il ricevere una ricompensa da profeta,
mentre accogliere un giusto nel nome di un giusto porta a una ricompensa da giusto.
Questo concetto mette in risalto l’importanza del riconoscimento
e della motivazione con cui si agisce:
il premio è proporzionato alla qualità dell’accoglienza.
Anche un piccolo gesto, come dare da bere un bicchiere d’acqua
a uno di questi “piccoli” nel nome di un discepolo,
è riconosciuto come degno di un premio.
L’enfasi è posta sulla sincerità e sull’intenzione con cui si compie l’azione:
non è la grandezza del gesto a essere premiata, ma la sua autenticità e il suo significato.
In sintesi, nessuna buona azione, anche la più semplice,
compiuta con cuore sincero e per Amore, sarà dimenticata o priva di ricompensa.
La centralità dell’accoglienza e della generosità in AMORE→ AGAPÊ→ AHAVAH→ 
insieme al riconoscimento gli Uni degli Altri sono valori fondamentali.
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Isaia 56:5
darò loro nella Mia casa e dentro le Mie mura un posto e un nome,
che varranno meglio di quello dei figli e delle figlie,
darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato.
Il Signore dichiara che coloro che camminano in Lui riceveranno,
nella Sua casa e all’interno delle Sue mura, un privilegio unico e prezioso.
Non si tratta semplicemente di un luogo fisico, ma di una posizione di valore
e dignità, superiore persino a quella dei figli e delle figlie.
Ci viene offerto un nome eterno, una distinzione che non sarà mai cancellata né dimenticata.
Questa promessa sottolinea la permanenza e l’importanza della nostra relazione con DIO,
garantendo un riconoscimento che supera ogni legame terreno e ogni possibile perdita.
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Apocalisse 22:12
Ecco, io vengo presto e il mio premio è con me,
per rendere ad ognuno secondo le opere, che egli ha fatto.
Non abbiamo tutti lo stesso posto o lo stesso nome,
ma siamo considerati tutti più che figli carnali,
perché facciamo parte del Suo Corpo, parte della Roccia Eterna.
In sintesi, il messaggio trasmesso è quello della promessa del Suo ritorno,
nella certezza che ogni impegno e ogni scelta saranno riconosciuti e ricompensati,
insieme a una retribuzione giusta, che può essere materiale, morale o spirituale,
indissolubilmente legata alle opere compiute.
Questo è una chiamata a vivere con consapevolezza nel Nome di Yeshùa,
a interrogarsi sul valore del proprio nome, delle sue implicazioni e delle proprie azioni:
Come ti senti sapendo che ogni tua scelta sarà riconosciuta, sia in bene che in male?
Sei pronto a vivere ogni giorno sapendo ciò che conta davvero?
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«Chiamati per NOME secondo l’Elezione Divina della Grazia»
Romani 11:5
Così dunque, anche nel tempo presente è nato un residuo secondo l’elezione divina della grazia.
Il concetto di “elezione divina della grazia” suggerisce che, nel corso della storia,
vi sia sempre stato un gruppo scelto, “un residuo di scampati”,
che trova la propria identità non attraverso meriti personali, ma per grazia.
Questo residuo rappresenta coloro che, pur vivendo in tempi difficili
a motivo del mondo che giace nel Maligno,
vengono chiamati e sostenuti dalla grazia divina.
La presenza di questo “residuo di scampati” indica che, anche oggi,
ci sono uomini che vengono eletti secondo criteri spirituali e non carnali.
La loro esistenza è un segno della continua opera della stupefacente grazia di DIO,
che si manifesta in ogni epoca, a prescindere dalle circostanze esterne
o dai cambiamenti etici, morali e spirituali.
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Giovanni 10:3
A Lui apre il portinaio e le pecore ascoltano la sua voce,
per di più chiama le Sue pecore per Nome e le conduce fuori.
Il portinaio svolge un ruolo preciso: custodisce l’ingresso dell’ovile
e apre la porta a Yeshùa, il Pastore dei pastori.
Il suo fare non indica che guida il gregge, ma che garantisce l’accesso corretto
e protegge l’ovile da chi entra senza diritto.
«Le pecore ascoltano la voce del Pastore con attenzione»
Questo dettaglio evidenzia una relazione intima tra il Pastore e il gregge:
la voce diventa un elemento distintivo, capace di rassicurare e orientare le pecore:
Ebrei 4:7
«Oggi, se ascoltate la Sua voce, non indurite i vostri cuori».
Un aspetto particolarmente significativo è il fatto che il Pastore
chiama ciascuna pecora per Nome.
Questo gesto indica una conoscenza intima di ogni membro del gregge,
rafforzando l’unione e la cura verso ciascuna pecora.
Infine, è il Pastore che conduce le pecore fuori,
il suo compito non si limita a proteggerle, ma si estende alla guida e all’accompagnamento.
Questo processo avviene in modo ordinato:
le pecore lo seguono perché riconoscono la sua voce e si fidano della Sua presenza.
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Salmo 147:4
Conta il numero delle stelle e le chiama tutte per Nome.
Questo versetto racchiude il Senso dell’Amore infinito:
ogni stella, pur essendo una tra innumerevoli, riceve attenzione e importanza.
Il fatto di contarle suggerisce ordine e conoscenza completa,
mentre il chiamarle per nome sottolinea il rapporto unico e intimo dato a ciascuna.
Nel cielo notturno, ogni stella brilla non solo come punto luminoso,
ma come una Scintilla di Luce Infinita, scelta, eletta e amata,
parte della Famiglia di DIO, di Colui che è Amore.
Il fatto di chiamare ogni stella ci parla di cura e relazione intima,
che va oltre la semplice osservazione.
In mezzo a una moltitudine apparentemente anonima, ogni stella viene distinta,
evidenziando l’importanza dell’Uno all’interno del Corpo Celeste.
È un invito a riflettere sull’unicità che si cela nell’immensità,
dove nulla è lasciato al caso e ognuno di noi è unico e prezioso all’interno del Corpo di Cristo,
come parte integrante e sostanziale della Sua Sposa.
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Apocalisse 2:17
Chi ha orecchi, ascolti ciò che la RUAH dice all’Assemblee dei chiamati fuori:
al Vincitore io darò da mangiare della manna nascosta e gli darò una pietruzza bianca,
e sulla pietruzza sta scritto un Nuovo Nome che nessuno conosce, se non colui che lo riceve.
«La manna nascosta è un «rhéma» la rivelazione del Nuovo Nome»
«Un Nuovo Nome implica una Nuova Identità»
«La pietruzza bianca è una parte della “Roccia Eterna” Yeshùa il Messia»
Apocalisse 3:12-13
Il vincitore, lo renderò una colonna nel luogo Santissimo del Mio DIO,
ed egli non uscirà mai più fuori e scriverò su di lui il Nome del Mio DIO
e il Nome della Città del Mio DIO, della nuova Gerusalemme
che scenderà dal cielo da presso il Mio DIO, e il Mio Nuovo Nome.
Chi ha orecchie ascolti ciò che la Ruah dice all’Assemblee dei Chiamati fuori.
«Il Vincitore verrà posto in una posizione che simboleggia Autorità»
Sul Vincitore sarà scritto il Nome del Mio DIO
e verrà inciso anche il Nome della Città del Mio DIO,
ovvero la nuova Gerusalemme, che scende dal cielo da presso il Mio DIO.
Sul Vincitore sarà scritto anche il Nuovo Nome del Mio DIO,
segno di una metamorfosi profonda e di una nuova identità spirituale,
donata direttamente da DIO stesso.
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Cosa implica un nuovo nome?
«Il nuovo nome che ricevi è l’individuo che sei»
«Un nuovo nome parla di te»
«Nel tuo nuovo nome c’è il tuo respiro»
«Ricevere un nuovo nome è ritrovare se stessi»
«Un nuovo nome per essere finalmente se stessi»
«Chiamarti come ti senti è un nuovo inizio in novità di vita»
«Un nome nuovo è camminare nella Via, la Verità e la Vita Eterna»
«Un nome nuovo è il giorno in cui ti senti chiamato per la prima volta»
«Ricevere un nuovo nome è trovare casa»
«Ricevere un nome nuovo è tornare a casa»
«Mi chiamano così e finalmente mi sento così»
«Ricevere un nuovo nome è conoscere la Luce»
«Un nuovo nome ti costringe e ti accompagna»
«Un nuovo nome ti rinomina e il mondo si riallinea a te»
«Yeshùa ti ha scelto e il nuovo nome ti segue»
«Il nuovo nome ti riconosce, da oggi ti chiamano così come sei»
Isaia 8:20
Alla Toràh e alla Testimonianza!
Se un popolo non parla in questo modo, è perché in esso non c’è Luce.
Questa meditazione è stato fatta al meglio della mia conoscenza attuale della Parola di Dio, perciò può essere soggetta a modifiche.
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