Missione Cristiana 153
«Messaggio del 10 maggio 2026»
(52° giorno dell’anno biblico)
VERSO la GERUSALEMME CELESTE
EL-YERUSHALÀYIM SHEBASHAMÀYIM→


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«ESSERE TESTIMONI di YESHÙA»
(3^ parte)
La Scekhinah, che dimora in noi, ci profonde la Sua strategia per pescare,
secondo il tipo di “pesce“ che ci troviamo davanti o intorno,
questo determinerà ogni aspetto della nostra testimonianza.
«Spigole o Pesci Gatto – Ricchi o Poveri?»
«Squali o Salmoni – Egoisti o Altruisti?»
Occorrono equipaggiamenti, esche e tempi diversi.
Non si pesca un tonno nella stessa modo in cui si pesca una trota!
Lo stesso vale per gli uomini, la Ruah Elohim che conosce tutto e tutti,
ci aiuterà a testimoniare dandoci consigli e parole giuste.
Ogni uomo come i pesci ha una sua personalità,
un suo comportamento distintivo e caratteristiche proprie.
Gli uomini come i pesci vivono anche in branchi e si associano in gruppi sociali,
in questi casi si pesca con la rete.
Vi sono uomini di tante etnie e varie estrazioni sociali,
ma tutti i veri pescatori, come figli di DIO, hanno una profonda vocazione, sono:
«Discepoli e Testimoni di Cristo»
«Evangelizzare o Testimoniare è un compito semplice, se non contristiamo la Scekhinah in noi»
«Ma impossibile o difficile, se viviamo per il mondo»
«È comunque il più bel compito che DIO ci ha affidato e il suo frutto rende gioiosi»
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La strategia secondo Yeshùa,
quando inviò i Suoi discepoli per la prima campagna evangelistica,
fu di definirne l’obbiettivo in modo strategico
e cioè concentrarsi sui loro connazionali perduti.
Matteo 10:5-8
Questi sono i dodici che Yeshùa inviò dopo aver dato loro questi ordini:
«Non andate tra i gentili e non entrate in alcuna città dei Samaritani»
6) ma andate piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele,
7) Andate e predicate, dicendo: «il Regno dei Cieli è vicino»
8) Guarite gli infermi, mondate i lebbrosi, risuscitate i morti, scacciate i demoni;
gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Il compito iniziale dei discepoli di Yeshùa era rivolto esclusivamente:
alle pecore perdute della casa d’Israele,
cioè al popolo ebraico, che si trovava in una condizione di smarrimento spirituale,
l’obbiettivo finale era sanare il paese attraverso il ravvedimento,
riportandolo sui sentieri antichi:
Voi siete Elohim!
Voi siete la Luce del mondo!
Voi siete il Sale della terra!
Voi siete Amore!
Voi siete Preghiera!
Voi siete Miei Testimoni!
Dette indicazioni specifiche per la casa d’Israele, cioè i loro familiari e parenti,
che avrebbero raggiunto con più facilità, stessa estrazione e mentalità, simili a loro.
Non era una questione di pregiudizio, ma di strategia,
consolidare la famiglia della fede, renderli efficaci, non razzisti,
liberi da impedimenti e conflitti interni alla famiglia naturale,
in pieno accordo, uniti insieme nella famiglia della fede.
Il messaggio da portare è semplice e potente:
Andate e predicate, dicendo: «il Regno dei Cieli è vicino»
Si tratta di un annuncio che richiama l’urgenza e la speranza,
richiamando chi ci ascolta a prepararsi per l’imminente cambiamento spirituale,
nessuno conosce il domani, ma se viviamo in Cristo allora morire diventa guadagno.
Oltre alla predicazione, Yeshùa affida ai discepoli una serie di azioni concrete:
guarire gli infermi, mondare i lebbrosi, risuscitare i morti e scacciare i demoni.
Queste opere sono i segni della potenza e della grazia che i discepoli hanno ricevuto
e devono essere esercitate con generosità, senza chiedere niente in cambio,
Yeshùa ne sottolinea il principio fondamentale:
gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Questo invito alla gratuità riflette l’essenza e il fine della missione,
che non è motivata da interesse personale
ma dalla volontà di testimoniare ciò che abbiamo ricevuto:
la Vita Eterna in Cristo Yeshùa, senza alcun costo.
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Isaia 55:1
O voi tutti che siete assetati, venite all’ACQUA→ MAYM→
(V.N.90)
anche chi non ha denaro, venite, rifornitevi e mangiate, venite e rifornitevi senza denaro
di VINO→ YAYIN→
(V.N.70) e LATTE→ HALAV→
(V.N.40)
In questo passo, il profeta si rivolge in modo accorato
a tutti quelli che hanno una vera sete spirituale.
L’Acqua, simbolo della Parola, è segno universale di vita e rinascita,
dobbiamo offrirla a chiunque sia nel bisogno, senza alcuna distinzione.
L’appello, sottolinea che chi sente di non possedere niente
è nella giusta condizione per ricevere tutto,
le barriere economiche sono solo per chi pensa di non avere bisogno di niente,
precludendosi così l’accesso a ricevere il Dono di DIO, la Vita eterna.
Yeshùa non si ferma all’Acqua: l’invito si estende anche al Vino e al Latte,
simboli di gioia e abbondanza, dolcezza e nutrimento.
L’insistenza è sul principio che il denaro è un problema solo per chi conta su quello,
tutto quello che viene da DIO è gratuito, è per Amore solo per Amore,
come la grazia, il perdono e la generosità di DIO.
In queste parole si respira un profondo senso di accoglienza familiare:
nessuno viene escluso, nessuno è troppo peccatore o indegno per la stupefacente grazia di DIO.
L’Acqua, il Vino e il Latte rappresentano anche la pienezza dei doni spirituali,
disponibili per chiunque ne ha bisogno.
L’invito universale è a lasciarsi avvicinare e colmare del Bene Supremo di DIO,
perché ciò che viene offerto, è destinato a tutti, gratuitamente.
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Matteo 10:14
E se qualcuno non vi riceve e non ascolta le vostre parole,
uscendo da quella casa o da quella città, scuotete la polvere dai vostri piedi,
Nel caso in cui qualcuno non ci accolga o non presti attenzione alle nostre parole,
è importante adottare un atteggiamento chiaro e deciso.
Uscendo da quella casa o da quel luogo, ci scuotiamo, in senso metaforico la polvere dai piedi.
Questo gesto simboleggia il distacco e la disapprovazione, non senza afflizione,
verso coloro che non sono disposti ad ascoltare e accettare il messaggio del vangelo.
Non dobbiamo restare bloccati nel rifiuto, ma riprendere il cammino,
il gesto diventa così un segno pubblico: l’annuncio è stato fatto,
la risposta, sia positiva che negativa, ricade su chi la riceve.
Sul piano spirituale, l’immagine richiama un uso giudaico:
tornando da territori considerati pagani e “impuri”,
si scuoteva la polvere dai piedi prima di rientrare nella Terra Santa.
Nel Vangelo la logica viene rovesciata in modo provocatorio:
chi rifiuta la Parola viene trattato “come se” si ponesse fuori dai confini dell’ascolto e dell’alleanza.
Esiste una completa libertà spirituale
solo se accompagnata dalla libertà di comportamento,
possibile solo in un luogo indipendente,
cioè dentro i nostri confini, come un’ambasciata.
Non è un gesto di arroganza, ma di delimitazione:
chiarisce che non tutto dipende da noi, ognuno ha il libero arbitrio,
perciò l’ostinazione nel rifiuto porta conseguenze.
Distacco senza rancore:
non è vendetta, ma capacità di non trasformare il rifiuto in una guerra personale.
Responsabilità e libertà:
chi annuncia fa la sua parte, chi ascolta resta libero di accogliere o respingere.
Chiarezza dei confini:
a un “no” ripetuto si risponde con un passo indietro,
evitando insistenze che diventano forzature.
Custodia del tempo e delle energie:
l’invito è a non dissipare risorse
in discussioni sterili, ma a cercare chi è disponibile ad ascoltare.
Coerenza del testimone:
la testimonianza ricorda che l’annuncio
va accompagnato da mitezza e rispetto, non da polemica.
Rischi da evitare:
usare il gesto per giustificare chiusura, superiorità o disprezzo;
“scuotere la polvere” non cancella la preghiera e la possibilità di un futuro incontro.
In questa prospettiva, “scuotere la polvere”
è un modo per restare fedeli al vangelo senza farsi intrappolare dall’esito:
si semina, si testimonia, si rispetta la libertà altrui e si prosegue.
Il distacco , il dissociarsi e il silenzio non sono indifferenza, ma sapienza spirituale:
affidare a DIO ciò che non possiamo ottenere con la forzatura
e continuare a cercare spazi in cui la Parola possa davvero mettere radici.
Anche l’apostolo Paolo parla di saper aspettare: «una porta aperta».
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Ci sono sicuramente più uomini nel mondo sulla Via della Salvezza,
che credenti→ discepoli pronti a testimoniare.
Ad alcuni pesci piacciono le acque calme e lente e ad altri torrenti agitati, ad altri il mare aperto.
Alcuni pesci nuotano sotto il pelo dell’acqua, altri in profondità
e ad altri ancora piace nascondersi sotto le rocce.
Per aver successo nella pesca è necessario avere l’abilità di:
“pensare come «quel Pesce» cioè avere pazienza, sensibilità e discernimento”.
Cioè, avere la MENTE→ la RUAH di Cristo, di Lui stesso!
1^ Corinzi 2:15-16
(versione M.C.153)
Lo spirituale giudica ogni cosa, ma egli stesso non viene giudicato da nessuno,
infatti, chi conosce la MENTE→ la RUAH del Signore la Unisce insieme alla propria Mente.
Ora noi abbiamo la MENTE→ la RUAH di Cristo, di Lui stesso.
«Quando siamo stati profusi dalla Ruah, siamo stati messi in grado di giudicare ogni cosa»
Questo non significa diventare arroganti, ma rendersi conto che
la stupefacente grazia di DIO ci ha concesso di essere UNO nella Ruah,
grazie all’unione della nostra MENTE con la RUAH del Signore,
acquisiamo una comprensione profonda e autentica, cioè reale.
Come spirituali non siamo soggetti al giudizio degli altri,
perché la nostra prospettiva è profusa dal Signore.
Nessuno può quindi giudicare colui che è guidato dalla Ruah HaKodesh,
poiché il suo discernimento supera le barriere umane.
La MENTE, identificata come la RUAH del Signore,
si unisce intimamente alla nostra mente, se viviamo per il Regno di DIO.
«Questa è la Vera Unione Spirituale»
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Chi conosce la MENTE del Signore fa propria la Sua RUAH,
trasformandola nella propria capacità di pensiero.
In questo modo, la visione, il giudizio e la comprensione della realtà si nobilitano,
diventando riflesso dello stesso pensiero di DIO.
Noi, come credenti, abbiamo ricevuto la MENTE, la RUAH di Cristo,
siamo uniti a Lui nella profondità del pensiero e del sentimento.
Avere la MENTE di Cristo significa essere guidati da Lui stesso,
che ci permette di comprendere e giudicare
secondo la Sua Buona, Piacevole, Perfetta e Completa Volontà.
Questa unione ci rende partecipi della Sua visione
e ci libera dal bisogno di essere giudicati dagli altri,
poiché il nostro criterio si fonda sul discernimento di Cristo stesso.
La parola Ruah indica lo Spirito di DIO, la Sua presenza viva che agisce nell’uomo
e porta la forza spirituale che trasforma e guida chi la riceve.
MENTE (scritto con tutte le lettere maiuscole) si riferisce specificamente alla Mente divina,
cioè al pensiero e alla saggezza di DIO, che si distingue dalla mente umana,
spesso fatta di ragionamenti limitati, egoistici e personali.
Quando si dice “la MENTE di Cristo”,
si intende la capacità di pensare e comprendere secondo il Punto di vista di DIO,
non semplicemente con la nostra presunta intelligenza.
Ricevere la Ruah significa essere guidati dallo Spirito di DIO,
che ci permette di vedere le cose dall’Alto, in modo nuovo, in novità di vita, in modo singolare.
La nostra mente si apre e si unisce alla MENTE del Signore:
questo vuol dire che, vivendo secondo la Ruah,
possiamo comprendere e giudicare la realtà con una profondità
che va oltre il semplice ragionamento umano.
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L’unione spirituale tra la mente umana e la Ruah HaMasciah→ la Mente di Cristo
si manifesta nella vita quotidiana quando, ad esempio:
riusciamo a perdonare chi ci ha fatto del male,
a scegliere lo shalom invece della rabbia,
o a vedere il valore degli altri anche quando il mondo li giudica diversamente.
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Un altro esempio concreto è la capacità di affrontare situazioni difficili con serenità e fiducia,
perché ci sentiamo sostenuti dalla Ruah Elohim e non solo dalle nostre forze.
Quando siamo guidati dalla Ruah HaKodesh, il nostro modo di vedere,
giudicare e comprendere la realtà cambia:
non seguiamo più solo i nostri desideri o le pressioni degli Altri,
ma cerchiamo di agire secondo la Volontà di DIO.
Questo si traduce in scelte giuste ed equilibrate, come aiutare chi è in difficoltà,
essere onesti e cercare il bene comune.
La visione e il giudizio spirituale ci rendono meno dipendenti dall’approvazione degli altri,
perché il nostro criterio si fonda sull’Amore di Cristo e sulla fiducia nella Sua guida.
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Siamo stati scelti, poi siamo stati chiamati e infine pescati.
Ecco, ora, se ci siamo metamorfizzati in Cristo Yeshùa,
siamo diventati pescatori d’uomini, perciò possiamo e dobbiamo andare e fare discepoli,
battezzandoli nel Nome del Padre del Figlio e della Ruah Hakodesh,
Nome che è al di sopra di ogni altro nome: Yeshùa haMasciah miNazareth.
Matteo 28:18-20
E quel Yeshùa, avvicinatosi, parlò loro, dicendo:
«Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra.
Andate dunque e fate discepoli di tutti i popoli battezzandoli nel Nome del Padre,
del Figlio, della Ruah haKodesh e insegnando loro a osservare
tutte quante le cose che vi ho comandate e, ecco , io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine dell’eternità».
Isaia 8:20
Alla Toràh e alla Testimonianza!
Se un popolo non parla in questo modo, è perché in esso non c’è Luce.
Questa meditazione è stata fatta al meglio della mia conoscenza attuale della Parola di DIO, perciò può essere soggetta a modifiche.
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