Missione Cristiana 153
«Messaggio del 21 giugno 2026»
(94° giorno dell’anno biblico)
VERSO la GERUSALEMME CELESTE
EL-YERUSHALÀYIM SHEBASHAMÀYIM→


i
i
«Nel NOME di DIO→ BASCÈM ELOHIM→
»
(2^ parte)
Parlare nel NOME di DIO significa testimoniare ciò che DIO È,
manifestando in modo pratico e reale le caratteristiche che il NOME stesso rivela.
In antichità un NOME era parte ed estensione delle caratteristiche individuali
e familiari, cioè la rivelazione di se stessi.
Genesi 22:14
E Avraham chiamò quel luogo YHWH YRÈH→ YHWH ha visto→ 
Perciò si dice fino al giorno d’oggi:
«Al monte YHWH YRÈH→ YHWH ha visto→
».
Il monte non sarà più solo un monte, ma diventerà il Monte Moriah,
luogo permanente di ciò che DIO ha mostrato, visto e provveduto,
se il popolo di Israele darà valore in modo pratico, reale, spirituale e storico
non solo al luogo, ma soprattutto al Signore di quel luogo.
L’espressione “YHWH ha visto” non descrive soltanto un’azione passata,
ma parla di testimonianza, infatti, la seconda frase: “ancora oggi si dice”
mostra che il Suo Nome fa parte della memoria collettiva.
«Nel linguaggio biblico, il “vedere” di DIO non è mai un semplice guardare»
Il senso di “DIO ha visto” è che conosce pienamente la nostra situazione
e vi si rende presente in modo efficace:
Giacomo 5:16
Confessate dunque i peccati gli Uni agli Altri, pregate gli Uni per gli Altri
affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia, è forte.
«El-Avram riconosce che c’è un legame inseparabile tra fede e opere»
Perché la fede non è solo certezza interiore, ma vera relazione con Yeshùa,
Unico Autore e Compitore della Fede.
«La confessione delle nostre debolezze è la dimostrazione di una fede altrimenti invisibile»
L’espressione “confessate dunque” indica una conseguenza logica:
poiché il Signore vede, rialza e guarisce, cioè libera dalla prova,
perché come figli siamo chiamati a non nasconderci,
ma a entrare in una relazione di sincerità davanti a DIO e davanti ai fratelli.
«Yeshùa Vede la prova, vede il bisogno, vede il nostro cuore e agisce»
Perciò il verbo “vedere” assume il valore di provvedere, soccorrere, farsi presente,
parla di attenzione, di intervento provvidenziale, di cura di DIO nel momento decisivo.
«DIO Vede e Provvede»
Quel Monte non è solo un posto: è il luogo in cui DIO si manifesta,
quel Monte è lo spazio di incontro tra Cielo e terra,
tra il Tempio di DIO e il mondo, tra il Corpo di Cristo e la gente,
tra la Volontà di DIO e la nostra fede.
Il monte, prima era solo roccia e terra, poi diventa Santo, segnato da:
una prova radicale, un atto di ubbidienza, una manifestazione della fedeltà di DIO.
Il Monte è dunque il simbolo del fatto che DIO si lascia incontrare nel punto estremo della fede.
La Fede non consiste nel possesso di certezze immediate,
ma nel confidare in Yeshùa che ha visto, perché il nostro DIO non ci abbandona mai.
La prova è una richiesta di fiducia, perché Yeshùa ha già preparato la Via,
ci chiede un sacrificio: trasformare il nostro vecchio e vano modo di vivere in una vita santa,
dedicata e guidata dal desiderio costante e perseverante di piacere a Lui.
Apparentemente la provvidenza divina si manifesta spesso nel momento limite,
quando sembra non esserci più nessuna speranza, è lì che la fede rende sacro il dono della vita.
Esodo 31:13-18
YHWH parlò ancora a Mosè, dicendo:
13) «parla ai figli
d’Israele, dicendo: Badate bene di osservare i miei
–SHABBAT,
perché sono un segno fra me e voi per tutte le vostre generazioni,
affinché conosciate che IO SONO YHWH→ ANÌ YHWH→ 
che vi SANTIFICA→ QODESH→
.
14) Osserverete dunque lo
–SHABBAT perché è per voi un giorno
SANTO→ QODESH→
chi lo profana sarà messo a morte,
chiunque fa in esso qualche lavoro sarà sterminato di mezzo del suo popolo.
15) Si lavorerà sei giorni, ma il settimo giorno è SHABBAT→ 
SACRO→ QODESH→
a YHWH,
chiunque farà qualche lavoro nel giorno di SHABBAT→
sarà messo a morte.
16) I figli d’Israele perciò osserveranno lo SHABBAT→ 
celebrando lo SHABBAT→
di generazione in generazione, come un patto perpetuo.
17) Esso è un segno perpetuo fra me e i figli d’Israele,
poiché in sei giorni YHWH fece i cieli e la terra, e il settimo giorno si riposò e fu ristorato.
18) Quando YHWH ebbe finito di parlare con Mosè sul monte Sinai,
gli diede le due tavole della Testimonianza, tavole di pietra, scritte col dito di
.
«IO SONO YHWH→ ANÌ YHWH→
»
Il Suo NOME è associato al riscatto cioè alla salvezza dell’Israele spirituale.
La SCEKINÀH è venuta a vivere in tutti gli uomini che credono
nel NOME di YESHÙA il MESSIA→ BASCÈM YESHÙA HAMASCIACH→ 
«Il nostro DIO è DIO degli dèi, Lui è LUCE INFINITA→ OR EN SOF→
»
«L’onnipresenza, l’onniscienza e l’onnipotenza di DIO non hanno limiti,
riempiono sia l’universo che ogni uomo, che prima crede e poi vive in Lui, per Lui e con LUI»
Salmo 136:2
Celebrate il DIO degli dèi, perché la Sua grazia dura in eterno.
Esodo 17:15-16
Mosè costruì quindi un altare, al quale pose NOME:
«YHWH è la mia BANDIERA→ NISSÌ→
»
e disse: «La mano è stata alzata contro il trono di YHWH
e YHWH farà guerra ad Amalek di generazione in generazione».
Qui l’altare è simbolo della nostra BANDIERA→ NISSÌ→
(v.n.120)
quei 120 che dettero luogo alla chiesa primitiva, luogo di riconoscimento e consacrazione,
punto di incontro spirituale tra noi e DIO, il Suo Regno sulla terra, il GAN EDEN.
Il Nome “YHWH è la mia BANDIERA→ NISSÌ→
”
è il segno visibile della fedeltà di DIO.
La Bandiera, come simbolo del Corpo di Cristo evoca protezione, guida, identità,
appartenenza e speranza per chi confida in Yeshùa Nissì→
.
La guerra contro Amalek, simbolo della carnalità dell’uomo,
assume un significato psico, fisico, spirituale e generazionale.
«Siamo stati scelti per essere più che Vincitori nella guerra alla carnalità
nel Nome di Yeshùa, nostra BANDIERA, Yeshùa Nissì→
»
La forza dell’Israele spirituale non risiede nelle nostre capacità,
ma nella presenza e nella guida della RUAH HAKODESH,
come un popolo a bandiere spiegate in mezzo al campo di battaglia.
Poiché ogni vittoria nasce dalla misura della relazione che abbiamo con Yeshùa Nissì→
È lì che noi Diventiamo Benedizione→ Vehyè-Verachà→
(v.n.253)
quando due di noi (2×253=506) si accordano, per domandare qualunque cosa,
stiamo innalzando Yeshùa nostra BANDIERA→ Yeshùa Nissì→
(v.n.506)
Quando combattiamo conflitti, resistenze o momenti di debolezza,
siamo chiamati a non contare sulle nostre forze,
ma a innalzare come una bandiera nuovamente il Nome di DIO,
Yeshùa Nissì→
come unico punto di riferimento.
Geremia 17:5
Così dice YHWH: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo
e fa della carne il suo braccio e il cui cuore si allontana da YHWH!
Costruire un “altare” oggi significa custodire la memoria della fedeltà di DIO:
ricordare ciò che ha fatto, proclamare chi Egli è e vivere con fiducia sotto la Sua Bandiera.
Yeshùa Nissì→
è la nostra bandiera, quando la nostra sicurezza,
la nostra identità e la nostra speranza sono riposte in Lui.
Deuteronomio 4:24
Poiché YHWH, il tuo DIO, è un Fuoco Consumante, un DIO Geloso.
DIO è “Fuoco Consumante” e un “DIO Geloso” appartiene al linguaggio del Patto,
si tratta ancora una volta di relazione concreta con il Suo popolo:
una relazione fondata sulla liberazione, sulla rivelazione e sulla fedeltà.
«La santità di DIO è realtà che parla alla nostra vita e chiede una risposta»
Il Fuoco ci parla di manifestazione della presenza di DIO e di relazione,
timore e tremore, rivelazione e giudizio, purificazione e trasformazione.
DIO è: “Fuoco Consumante” e un “DIO Geloso”
e al contempo RUAH HAKODESH, semplicemente perfezione, santità,
svelamento e appartenenza a una dimensione che sopravanza ogni realtà.
Davanti alla Sua Santità, ciò che è falso, idolatrico o impuro non può resistere.
Il “Fuoco Consumante” ci indica l’azione purificatrice di DIO:
chi si oppone alla Sua Buona, Piacevole, Perfetta e Completa Volontà, verrà consumato,
mentre chi si santifica verrà portato nella Sua Luce.
«La Gelosia di DIO si può comprendere solo alla Luce del Patto»
Non è un sentimento irrazionale o egoistico,
ma l’espressione della fedeltà di DIO nella purezza della relazione.
Yeshùa ha dato se stesso per la Sua Sposa e proprio perché questa relazione è reale,
non possiamo ridurla a una devozione occasionale o intermittente.
Dire che DIO è Geloso significa affermare che Egli non tollera l’idolatria,
non perché sia minacciato da altri dèi, ma perché l’idolatria distrugge la purezza della relazione.
Un cuore diviso altera la relazione e sostituisce la fiducia con il controllo
trasformando l’adorazione in compromesso.
La Gelosia divina protegge quindi l’esclusività dell’Amore e la fedeltà al Patto,
l’idolatria, in questa prospettiva, non consiste soltanto nell’adorazione
di immagini o divinità straniere,
è ogni forma di sostituzione di Yeshùa HaMasciah con qualcuno o qualcosa
che pretende il PRIMO posto nel nostro cuore:
padre o madre, marito o moglie, figli o figlie, fratelli o sorelle,
ricchezza, potere, successo, gloria, tradizione, autonomia o desiderio di controllo.
In definitiva è la tentazione permanente di ridurre DIO a una presenza secondaria,
utile solo ai nostri bisogni e solo quando conferma i nostri desideri.
La richiesta di fedeltà esclusiva: «tu sei mia e io sono tuo» ci libera dall’adulterio,
dalla frammentazione del Corpo di Cristo e dalle denominazioni.
«Prima di ogni altra cosa cercate la Giustizia e il Regno di DIO»
Un cuore diviso è instabile, perché si nutre di realtà finte,
la fedeltà a Yeshùa, invece, ricompone l’esistenza attorno al suo fondamento vero:
DIO non chiede esclusività per privare, ma per custodire la vita della Sua Sposa nella Verità.
Ci sono due aspetti inseparabili: la santità che purifica e l’Amore che esige fedeltà.
Yeshùa è Fuoco Consumante perché la Sua presenza smaschera e consuma
tutto ciò che si oppone alla Sua Santità.
DIO è Geloso perché il Suo Amore non accetta di essere ridotto
a una relazione domenicale o per meglio dire marginale.
DIO è RUAH HAKODESH e quelli che lo adorano devono adorarlo in RUAH e Verità,
con timore, fede e integrità, aborrendo ogni compromesso.
Isaia 8:20
Alla Toràh e alla Testimonianza!
Se un popolo non parla in questo modo, è perché in esso non c’è Luce.
Questa meditazione è stata fatta al meglio della mia conoscenza attuale della Parola di DIO, perciò può essere soggetta a modifiche.
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